Da subito, con il WorkShop, si è parlato di progetto partecipato: la partecipazione è stampata nei volti delle foto di quei giorni.

Grande elemento di coesione e condivisione la nostra architetta Valeria Bruni, dal WorkShop a…oggi. Sempre vicinissima, anche quando non era a Padova; lei da Torino e quando ci è venuta a trovare

  • ha progettato gli ambienti sviluppando i disegni del progetto didattico dei ragazzi
  • ha creato il diario di bordo e ci ha guidati nella selva della burocrazia, degli acquisti, delle sperimentazioni dei materiali
  • si è inventata lo scaffale da autoprodurre e con i ragazzi in luglio lo ha montato, sperimentato, realizzato
  • ha coinvolto l’altra architetta incontrata durante il percorso, Federica Lea, responsabile del piano Sicurezza e Coordinamento, poi divenuta nostra amica e pure lei appassionata sperimentatrice di scaffali
  • nei roventi giorni di inizio agosto, mentre la polvere e le macerie dilagavano, con pazienza e divertendosi, ha incontrato i diversi gruppi (Ristretti, operai assemblatori, operai di legatoria e confezionamento, digitalizzatori), ha ascoltato e discusso sull’uso dello spazio e sugli arredi.

Nel difficile momento della scelta della ditta che realizzasse gli impianti elettrici e gli interventi di idraulica sulla nostra strada abbiamo incontrato AZ Servizi: un  bel gruppo di ragazzi grandi lavoratori, curiosi e disponibili, anche loro cooperativa sociale, con un capo, Sandro, sanguigno generoso e concreto, che ha subito saputo adeguarsi all’originalità dell’ambiente e alle difficoltà logistiche del pianeta carcere.

La foto delle nostre due squadre insieme è eloquente.

Anche l’incontro con il colorificio Ard, a inizio luglio, è nato all’insegna della condivisione con gli abitanti dello spazio, poi continuata con l’incontro del 13 settembre.

Con Viviana Ballini, sociologa, ci siamo conosciuti all’inizio di questa avventura e ha creato il contatto con il resto del gruppo.

Ha posto all’attenzione del tavolo 1 degli stati generali dell’esecuzione penale, il tema della partecipazione in tutte le sue declinazioni: nella progettazione, nella presa di decisione e realizzazione di interventi che trasformano e riqualificano il carcere.

Ha seguito i lavori dell’Workshop e il 14 dicembre 2016 ha costruito per la presentazione il filo rosso delle testimonianze. Ci ha sempre seguiti anche da lontano informandoci e dandoci preziosi consigli.

Ci ha permesso uno dei rari momenti di relax di quest’anno invitandoci a primavera al trekking nelle terre di Don Lorenzo Milani (è figlia di uno dei suoi alunni!).
A fine ottobre è venuta alcuni giorni in ‘cantiere’, ha intervistato i protagonisti dei lavori e ci ha permesso di ripensare a tutto il percorso con calma.

 

 

Marella Santangelo e Paolo Giardiello, architetti del WorkShop, da Napoli ci hanno seguiti con affetto e attenzione, scapicollandosi in qualche occasione per venire a dare uno sguardo a quanto stavamo realizzando e dirci….che abbiamo lavorato bene.

Infine i momenti simbolici: non ce li siamo lasciati scappare:

  • la luce che irrompe dal primo muro importante che cade, in aprile, a cura della MOF (Manutenzione Ordinaria Fabbricati) della Casa di Reclusione
  • le prime modifiche di muri ad opera di AltraCittà in giugno
  • il varcare la porta finalmente laboriosamente ultimata alla fine di luglio, che sancisce l’ampliamento dello spazio di lavoro, rubandolo a un inutile corridoio
  • l’ultimo muro abbattuto il 1° settembre